Mostra personale "La mia casa dislocata" 2026
La terza mostra personale di Irène Poetschke « La mia casa dislocata » si è tenuta dall’11 al 14 giugno 2026 nel Marais, a Parigi 3ème.
Esplorando i paesaggi più intimi del proprio inconscio, Irène Poetschke ci ha portato in un viaggio interiore sul tema della dissociazione mentale e della resilienza : ha esplorato quel momento in cui l’anima si divide in due entità opposte per sopravvivere alle difficoltà, al fine di ricostruirsi e riconnettersi alla propria anima infantile.
E se partissimo alla scoperta di questa mostra come se fossimo ancora lì ?
Già all’ingresso, delle nuvole sospese sorreggono mani bianche e nere, incarnando al contempo la dislocazione dei corpi e i pensieri positivi e negativi che attraversano ognuno di noi, con un richiamo al bianco e nero della scacchiera della primissima mostra di Irène Poetschke.
Poi inizia un viaggio nel cuore della dualità umana : luce e oscurità, memoria e divenire, armonia e frammentazione, tutto questo caratterizza i quadri che adornano il lungo e ampio corridoio della galleria.
Dopo aver dato un’occhiata allo specchio su cui un dito sconosciuto ha scritto nella falsa foschia « Sono in un sogno ? » come per preparare la scena, veniamo accolti dai colori caldi e luminosi dei quadri « Transizione » e « la mia Luce ».
Poi, in lontananza, si scorge una facciata rosa che ci attrae, dotata di due finestre e di un grande portone, simbolo della « Casa rosa » onnipresente in questa serie di quadri ; allora ci avviciniamo lentamente ad essa, ammirando ai lati la finezza di « Verso la montagna » e la dualità chiara e dichiarata del dittico « Legame indissoluto » : da un lato una donna nella luce e dall’altro la sua gemella rannicchiata nell’oscurità, le due collegate da trecce e soprattutto, al centro, da un vero specchio sfaccettato composto da vere cortecce d’albero incrostate di insetti, come un ancoraggio alla natura.
Poi giriamo la testa, rapiti dalle unghie extra lunghe e contorte delle braccia della scultura « Sogno o realtà », braccia sormontate da un velo trasparente come sospeso nell’aria, un’altra parte del corpo dislocata e a metà irale.
In seguito, scopriamo i quattro quadri che si rispondono l’uno all’altro : da un lato, « Lei e(s)t io » e « Nella nostra gabbia », che illustrano ciascuno l’impressione di essere due in una sola persona ; dall’altro, « Il peso della mia casa » e « Istinto di sopravvivenza », i cui personaggi ci attraggono con le loro posizioni e le loro attitudini così particolari, senza dimenticare i molteplici dettagli surrealisti che li compongono.
Dopo aver dato un’occhiata alla lunga treccia di « La memoria » che collega due miniature su legno, attraversiamo il portone della grande facciata rosa come se entrassimo nella « Mcasa rosa » dei quadri. Ci ritroviamo allora in una serra inondata di luce, dove una foresta di capelli sospesi attira immediatamente il nostro sguardo : densa, misteriosa e avvolgente, materializza i pensieri, i sogni, le ferite e le emozioni sepolte, facendo al contempo riferimento alla persistenza della memoria attraverso le trecce onnipresenti. Al centro di questa foresta interiore intitolata « Dislocata », tre mezzi volti si cercano senza mai incontrarsi, come un’immagine potente di questa ricerca di sé che tutti noi intraprendiamo, tra contraddizioni, dubbi e aspirazioni. È anche, ce ne rendiamo conto, un’altra parte del corpo dislocata, dopo le mani e le braccia.
In questo spazio quadrato, ci ritroviamo circondati da tre immensi quadri : in primo luogo, « Durante la riunificazione » che, con i suoi 3 metri di lunghezza, occupa maestosamente un intero lato della parete e può essere osservato sia da lontano, per misurarne l’ampiezza, sia da vicino per scorgere tutti i simboli e i dettagli, alcuni dei quali non misurano più di 1 cm, il tutto illustrando visivamente il fenomeno del tentativo di riconnessione dopo una dissociazione mentale ; in secondo luogo, « Nella mia anima condivisa », un triptych raffigurante un personaggio centrale la cui anima è fisicamente divisa in due tra simboli duali e surrealisti, e di cui comprendiamo subito che può essere richiusa azionando i due « anta » laterali per scoprire una seconda faccia che rappresenta una testa in primo piano : quando riapriamo questo triptych, è come se entrassimo nell’anima del personaggio ; infine, in terzo luogo, « Ala si abbandona » che commuove per la sua composizione quasi mistica e i suoi colori caldi ed è composto da 24 pezzi di legno che possono essere separati come un puzzle… o un’anima dispersa. Come prolungamento del riflesso presente nello specchio di questo grande quadro, appare la serie sfocata « Realtà parallela » composta da 3 miniature e da un quadro più grande.
Al centro di questa serra troneggia « Armatura terrestre », una scultura di un busto il cui cuore è spezzato ma brilla ancora, che ha un serpente attorno al collo come segno di un pericolo riconosciuto, ma che si protegge con le punte e le spine che lo adornano e le radici che ne escono. È girando attorno a questa scultura per scorgere tutti i dettagli che i nostri occhi si aggrappano poi a un’altra installazione molto simbolica alta e larga 90 cm : la ricorrente piccola « Casa rosa » che diventa reale con il suo tetto piramidale ! Attraverso le finestre, si distingue all’interno una serie di foto tessera di bambini che dondolano al capo di un filo, con in sottofondo il triptych « Anima di bambino » che decora le pareti di questa casa in miniatura. Dalla sua porta si libera una treccia che collega il nostro passato - tutti quei ricordi d’infanzia - alla nostra identità. Dietro la casa, in eco, sono esposte le miniature della serie « Casa rosa », tra cui « Le mie due case », mentre uno specchio bifronte, decorato con radici spinose in argilla, ci permette di vederci in doppio, come i personaggi dei quadri.
Così si conclude la visita di « La mia casa dislocata » con un totale di 22 dipinti a olio, alcuni di formato molto grande, un pastello a olio, tre sculture e due installazioni, con per ogni opera un testo poetico che ne dà un senso, il tutto in una scenografia che fa entrare il visitatore nell’universo figurato nei quadri.
Irène Poetschke trasforma l’introspezione in un’esperienza immersiva e ci ricorda la dualità della nostra esistenza.
Ma perché « La mia casa dislocata »?
La casa simboleggia un « safe place », un rifugio che può essere maltrattato ma che rimane un ancoraggio a se stessi, mentre la parola « dislocata » evoca la dissociazione, tema principale della mostra : queste opere raccontano la separazione tra il corpo e l’anima, tra sé e se stessi, due entità che, per sopravvivere a eventi difficili, hanno dovuto staccarsi l’una dall’altra. Viviamo tutte le contraddizioni attraversate da queste due forze, illustrate da simboli che rappresentano la frammentazione e la dualità che sono al centro della vita, così come da elementi metaforici popolati da animali e vegetazione. Queste due parti di sé si riuniranno? Queste opere catturano questo momento di fragile equilibrio in cui ciò può accadere o meno, un momento presente di cui ognuno può immaginare il seguito attraverso la propria storia.
Ci sono molti simbolismi in questa mostra, alcuni dei quali sono spiegati da testi poetici : quello del rosa, a lungo svalutato ma qui riappropriato come una forza, quello del serpente, pericolo riconosciuto e superato in relazione ad Adamo ed Eva, così come quello delle trecce, che figurano la memoria, il legame tra il passato e l’istante presente.