Poesie "La mia casa dislocata" 2026

Ecco 15 testi poetici associati ai quadri della serie "Ma Maison Disloquée".
Questo vi permetterà di saperne di più su ciò che l’artista vuole trasmettere attraverso le sue opere.

  • Dislocata

    Come la sua bambola,
    Trasportata,
    Usata,
    Amata.
    Abbandonata qua e là.
    Il suo piccolo corpo,
    Abituato a essere usato.
    Come un piccolo giocattolo.
    Ha finito per disarticolarsi.
    I suoi arti sparsi,
    Tirati da ogni parte.
    È finita,
    Non è più un giocattolo.
    Ora,
    Restituitela la sua piccola bambola.
    Affinché capisca finalmente,
    Che è così
    Che finirà anche lei.

  • Link non funzionante

    Opposte,
    legate.
    Legate dalla memoria,
    un legame indissolubile,
    intrecciato.
    Si parlano,
    si nutrono.
    La sua anima divisa in due,
    tra la notte e il giorno.
    L’una senza l’altra non esiste.
    Nel ventre dell’albero,
    si guarda,
    crepata,
    in attesa di riunirsi.
    Le sue due coscienze si sostengono,
    si proteggono,
    si respingono.
    Una vita interiore
    che solo lei può conoscere.

    Di fronte alle sue contraddizioni.
    Come ci è arrivata?

  • Nella mia anima condivisa

    Nella sua testa,
    Nel profondo dei suoi occhi,
    Specchio della sua anima.
    È lacerata.
    Naviga tra i suoi due mondi.
    Si sta strappando.
    La notte, il giorno,
    La luce, l’ombra,
    Il caldo, il freddo.
    Un equilibrio fragile
    Che la protegge,
    Che la oppone,
    La mantiene in vita.
    Questo momento sospeso
    In cui cerca di stare in piedi,
    Forte,
    Senza cadere nell’eccesso.
    Riuscirà a ricucirsi da sola?
    Poi si richiude,
    E torna a essere una,
    In apparenza.
    All’interno,
    La battaglia continua.

  • Ala si abbandona - Quadro dissociato

    Dissociata da se stessa.
    La separazione di due anime.
    L’una è rinchiusa dietro lo specchio, cercando di ricongiungersi,
    L’altra avanza verso la luce.
    Guarda questo ciondolo, relitto di un tempo in cui era ancora
    intera, in cui la sua anima di bambina viveva in lei.
    È un cigno.
    In lei si intravedono ali, una testa, una metamorfosi
    silenziosa.
    Un po’ animale.
    Le sue reazioni diventano istintive, quasi primordiali.
    Una trasformazione che la protegge tanto quanto la allontana da se-
    stessa.
    Non si volta.
    Come se avesse scelto di abbandonare la sua parte danneggiata, il suo
    cigno nero.
    Abbandonare ciò che sa, ciò che è stata.
    Renega il suo passato, senza davvero curarsi.
    Renega se stessa.
    Ogni frammento di questa tela è un pezzo di lei,
    Un giorno, forse, avrà la forza di riunirli.
    Perché cercare di ricostruirsi da sola, incompleta, non basterà.
    Il legame rimane.
    La sua memoria, la treccia, le radici, invisibili ma indistruttibili,
    continuano a congiungerle, a nutrirsi l’una dell’altra.
    L’unica via è fare un’unica cosa.
    Un giorno, avrà la forza di voltarsi.
    Di guardarsi.
    Di ritrovarsi.
    Di affrontare il suo passato,
    Le sue ferite.
    Guardarsi, davvero.
    In quello specchio.
    Così com’è.
    Finalmente completa.
    Lo desidera.
    Ma per ora...
    Lei(e) si abbandona(no)

  • La mia luce

    La tiene tra le mani,
    al riparo dagli sguardi.
    Ciò che le resta della sua anima di bambina.
    Sa che è ancora lì.
    Dentro di lei.
    La strada per ritrovarla è oscura.
    Pavesata di visioni notturne,
    che alla luce del giorno scompaiono.
    Allora si concentra su ciò che è ancora vivo in lei,
    quella luce fragile.
    È ancora lì?
    Parte alla sua ricerca.
    Per ritrovare la sua innocenza,
    perduta.
    Si protegge.
    Lungo tutto il cammino,
    sono alle spalle di me stessa.
    Non mi lascerà mai cadere.
    Brilla ancora,
    ben al calduccio,
    protetta,
    tra le mie mani,
    la mia luce.

  • Il peso della mia casa

    Porto la mia casa sulla schiena,
    Nel mio guscio, dove tutto riposa.
    Le mie sensazioni, i miei ricordi, le mie esperienze.
    Alcuni portano le proprie radici dentro se stessi,
    Per non aver trovato una dimora nel mondo.
    Allora,
    Vanno avanti,
    Con la loro casa sulla schiena.

  • Lei è me

    Un senso di vuoto, di distacco, di distanza.
    Lei è dietro il suo corpo, accanto o sopra.
    Si vede,
    Avanzare... o affondare?
    La speranza va e viene, incostante, cercando di ricongiungere
    le sue due parti
    E ritrovare le sue sensazioni.
    In transizione,
    Verso l’unione di queste due entità interiori.
    La loro riconciliazione,
    Dopo essersi protette l’una e l’altra.
    È tempo di riunirle.
    Questo cammino mi sembra lungo.

  • Nella nostra gabbia

    Bloccata nei suoi pensieri
    Chiusa nei suoi pensieri.
    Si guarda,
    Si fonde.
    L’una nutre l’altra,
    L’altra la consuma.
    Non si lasceranno mai.
    Non possono farlo.
    È la stessa.
    Ma diversa.
    L’una è rimasta immobile da tempo,
    L’altra vive in superficie.
    Il giorno in cui non vedranno più che un
    solo volto,
    Allora,
    Finalmente,
    Tornerà a casa.

  • Verso la montagna

    Attratta dalle montagne,
    Da quelle che vegliano su di me,
    Mi strappano le paure più profonde,
    Dal fondo del mio corpo vuoto.
    La natura,
    Che ripara,
    Che cura,
    Che (ri)costruisce.
    E quando tutto sarà scomparso,
    Saranno ancora lì,
    Più forti di noi,
    Più fedeli di te,
    Guardiane della Terra.
    Le montagne,
    Le grandi donne della natura.

  • Realtà parallela

    Dentro tutto diventa sfocato,
    Niente più sensazioni, mi duplico.
    Uno scarto tra me e il mondo,
    Tra me e me stessa.
    Allora vaglio attraverso altri paesaggi,
    A volte oltre il reale,
    In questa realtà parallela
    Dove mi perdo
    Poi mi ritrovo.
    Il mio riflesso,
    Questa volta trasformato.

  • Sogno o realtà

    Dietro di lei,
    Separata dall’istante.
    Dissociata dal proprio corpo
    Come se non ci fosse più davvero,
    In questo mondo.
    Come se si fosse ritirata nel profondo di sé,
    Nel ventre delle viscere.
    No, non c’è più.
    Guarda queste due mani.
    Immobile.
    Deformate.
    A chi appartengono?
    Allora, si chiede
    “Sono in un sogno o nella realtà?”
    Ma quale realtà?
    La sua mente non è più dentro di lei.
    È volata via.

  • Istinto di sopravvivenza

    Predatrice di se stessa.
    Si è trasformata per proteggersi.
    Metamorfosata.
    Il suo istinto animale ha preso il sopravvento.
    Attacca.
    Si difende.
    Si ferisce.
    Cosa è diventata per se stessa?
    Allora,
    Ha divorato il proprio cuore,
    La propria luce,
    Prima che qualcun altro lo facesse.
    Quel cuore,
    Ancora vivo.
    Assorbe la propria energia vitale,
    Per continuare a esistere.
    Sa cosa deve fare.
    L'avevano avvertita,
    Che avrebbe aperto gli occhi.
    Che sarebbe stata trasformata.
    Allora,
    Ha morso il frutto proibito.
    E il mondo si è aperto.

  • Transizione

    Nel crogiolo delle ombre passate,
    Rinascio come l'alba dopo la notte.
    Spezzando le catene delle mie paure sepolte,
    Traccio un sentiero verso un mattino luminoso.
    Custode delle radici, la Terra sussurra.
    Attraverso l'albero, i fiori e le montagne,
    Che rassicurano,
    Lei cura, edifica, si rinnova senza fine,
    Un rifugio tenero dove la mia anima si posa.
    Nonostante i sentieri scoscesi e aspri,
    Il mio fuoco interiore ardente e profondo,
    Si innalza in fiamme, illumina le mie virtù,
    Per attingere in me forza e luce.
    Così si scrive il canto di un nuovo inizio,
    Dove la vita danza, vibrante e piena di speranza.

  • Sopra di lei

    Corpo fluttuante.
    In levitazione sopra me stesso.
    Un momento di sospensione.
    Tutto diventa sfocato,
    Irreale.
    Dove sono?
    In un sogno?
    Nella realtà?
    Abbandono il mio corpo,
    Esco da me stesso,
    E parto a esplorare il mio interiore.
    Altrove.
    Lì dove mi vedo,
    All'esterno di lei.

  • Armatura terrestre

    Questo busto divenuto armatura,
    Separato da colei che un tempo lo abitava.
    Questo corpo ha combattuto.
    Si è difeso, protetto,
    A volte troppo o non abbastanza.
    È stato devastato,
    Usato fino all'usura.
    Le ferite si sono accumulate su di esso,
    Tracce indelebili lasciate lì,
    Da combattimenti e sforzi ripetuti,
    Integrate nella materia stessa.
    Diventando tutt'uno.
    Poco a poco, lei lo ha abbandonato.
    Se stessa.
    Messa da parte.
    L'armatura riposa accanto a lei,
    Dissociata dal suo stesso corpo.
    Non le appartiene più.
    Ciò che doveva proteggerla,
    È diventato troppo pesante da portare.
    Immobilizzata,
    È diventata una statua.
    Le sue armi sono state lasciate lì,
    La sua forza è scomparsa,
    Le sue ferite si sono integrate in esse,
    Inghiottite dalla natura,
    Che cresce lentamente su questo corpo abbandonato,
    Trasformando le violenze passate.
    Il suo busto è abbandonato.
    Segnato.
    Silenzioso.
    Ma,
    In queste rovine,
    Dietro le piume,
    Una luce persiste.
    Debole, ma intatta,
    Protetta da una pace fragile.
    Aspetta,
    Il momento in cui l'anima tornerà,
    Non per combattere di nuovo,
    Ma per riparare,
    Per abitarla in modo diverso.